GIULIANA CAMPANELLA 

Ruolo:
TEAM MANAGER della Nazionale Femminile

MARIA CRISTINA TONNA CAPO DELEGAZIONE COORDINATORE ATTIVITÀ FEMMINILE

1) Sono decine e decine le discipline sportive perché hai scelto proprio il rugby, cosa ti affascina di questo sport?
La scelta del rugby è stata quasi per sbaglio,mi sono subito trovata nel mio ambiente naturale. La competitività sul campo e fuori per giocare uno sport da “maschi”,così era chiamato ai miei tempi….è stata subito una grande sfida.

2) Quali sono le differenze più evidenti, a parte la fisicità, tra il rugby femminile e quello maschile?
Io non credo ci siano grosse differenze. Solo la fisicità crea differenze. Siamo donne che giochiamo contro donne,con le stesse regole e con gli stessi obbiettivi, la meta. Ovviamente avendo qualità fisiche differenti è più lento, ma l’essere donna non implica l’essere più gentili sul campo,anzi forse siamo più aggressive.

3) Quale età secondo te potrebbe essere quella giusta per iniziare a giocare a rugby?
Secondo me, come per tutti gli sport prima inizi meglio è. La differenza tra noi e gli altri paesi è proprio questa,non so a cosa  serva aspettare a far iniziare a giocare i bambini….non c’è un età per iniziare e nemmeno per smettere.

4) Prova ad essere convincente, spiega perché una giovane ragazza dovrebbe indossare le scarpe chiodate ed abbandonare tutù e zumba?
Non mi permetterei mai di dire a qualcuno di abbandonare Zumba o tutù….Il rugby è una battaglia, ti da soddisfazione sempre, quando passi la palla al compagno, quando placchi l’avversario,quando finisci nel fango e ti rialzi, perché si gioca INSIEME,perché il legame che si crea in una squadra di Rugby è per la vita e ti insegna a sopravvivere.

5) Ci sono molti tifosi e spettatori al seguito di una partita di rugby femminile, come vi accolgono? sono scettici? entusiasti? o altro?
Tifosi,sicuramente adesso molti di più,la maggior parte familiari o amici.Gli spettatori spesso cercano di capire cosa facciano delle “femmine” su un campo da rugby, si fermano proprio più per curiosità che per aTifosi,sicuramente adesso molti di più,la maggior parte familiari o amici.Gli spettatori spesso cercano di capire cosa facciano delle “femmine” su un campo da rugby, si fermano proprio più per curiosità che per altro.
Con la Nazionale invece abbiamo sempre trovato molto calore negli stadi dove siamo state ospiti, si sente proprio l’aria di casa, il tifoso che incita fino alla fine,che ti da quella spinta in più per continuare.

6) Differenze sostanziali tra rugby femminile in Italia ed all’estero
Noi siamo un po’ in ritardo,ma non solo con il rugby e non solo al femminile. Viviamo lo sport come sacrificio e non come passione e divertimento.  La forza dell’estero è che il rugby(come tutte le altre discipline) si pratica a scuola già dalla materna. Non devi convincere i genitori,perché già mentalizzati. Fortunatamente negli ultimi anni la nostra federazione si è impegnata moltissimo per lo sviluppo del rugby femminile ed i risultati già si vedono. I numeri sono maggiori e le squadre si sono triplicate.

7) Raccontare un aneddoto simpatico e/o antipatico successo sul campo durante una partita
Premetto che mi sono sempre divertita troppo a giocare e non ricordo nulla di particolarmete simpatico, ma di antipatico sicuramente si: Giocando fuori (NZ), in una partita di campionato, un’ avversaria dopo un fase di gioco,pallone rubato, mi chiama “extracomunitaria”,lei Samoana. Io scoppio a ridere,ma in effetti per loro io lo ero.

8) Quanto e come ci si allena?
Tanto e duramente, per essere le migliori devi allenarti di più.
Non esiste un limite e se c’è superalo.Più ti alleni più divertente sarà sul campo.

© Ivrea Rugby Club – Massimo Sardo